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Scarlet e Francisco

Un nuovo giorno, un’altra tappa, un altro incontro con Francisco alla “Panederia Cafeteria”. Scarlet era felice di rivedere quell’uomo gentile.

Nel condividere le rispettive esperienze, Francisco le raccontò della sua giornata prima del loro incontro a Villanova. Al mattino, prima di partire, era entrato al bar per fare colazione e il barista, con modi sgarbati e sguardo severo, gli aveva ordinato di appoggiare “la muchila” (zaino) all’entrata. In un primo momento Francisco si era soffermato con lo sguardo sul bancone dove risplendevano in bella mostra le brioche dorate ma, arrivato all’altezza della porta, fu invaso da un un disagio, ben presto trasformatosi in rabbia. Francisco raccontò a Scarlet di essere uscito dalla “cafeteria” senza degnare di una sola parola il barista che, non avendo capito il motivo, insisteva a inseguirlo richiamandolo dentro, chiedendogli il perché. Francisco confidò a Scarlet che, da quel giorno, non avrebbe mai più dato potere alle persone che volevano imporgli cosa fare, soprattutto se i toni usati erano rabbiosi o arroganti. Francisco aveva realizzato un pensiero profondo e voleva condividerlo con lei: “Gli ho detto: tu non hai nessun potere su di me, tu non sei Dio.” Dopo aver deciso il meglio per se stesso, Francisco aveva proseguito la giornata in modo piacevole sino al pomeriggio, quando era avvenuto l’incontro con la nuova amica. In seguito, si sarebbe ricordato di lei per quel breve contatto nel salutarla durante la colazione a Saint-Jean-Pied-de-Port, quando le aveva posto una mano sulla spalla e Scarlet si era girata di scatto quasi impaurita; Francisco, come succedeva spesso, le aveva sorriso facendo una battuta stupida. Si era accorto che Scarlet appoggiava male il piede destro, tanto da zoppicare, e in quell’istante aveva scelto di stare un po’ insieme a lei perché lo aveva incuriosito.

Di contro, Scarlet, confessò a Francisco che la sua presenza l’aveva aiutata molto nel riuscire ad arrivare sino a Pamplona.

Scarlet viveva quel Cammino con la sensazione di un appuntamento con il destino; Francisco si sentiva come un salmone attirato dalla corrente e, quel Cammino, era per lui come il fiume per il salmone. Entrambi i viaggiatori avevano desideri, sogni e speranze.

Il giorno seguente Scarlet era giunta alla considerazione che la fatica quotidiana era da imputare anche a qualcos’altro, oltre al camminare. Così si accorse di star compiendo un ulteriore errore, quello di fare affidamento su Francisco. Non era più accettabile comportarsi come la genealogia le comunicava da anni, ossia appoggiarsi a un uomo, “farsi una famiglia e mettere al mondo figli per non restare soli”. 

E così arrivò un altro giorno con un nuovo processo: la Libertà. Durante tutto il percorso della tappa Scarlet lo dovette elaborare, guardare e risolvere insieme a ogni problematica affrontata negli anni inerente l’essere indipendente nelle scelte della vita. Dovette ammettere con se stessa che, purtroppo, non lo era stata, per lo meno non in tutte le aree della sua esistenza. Arrivata a quel punto pensava di aver terminato il cambiamento e, invece, proprio in quel momento, la telefonata della madre giunse a farle notare che mancava ancora qualcosa al completamento della trasformazione: preoccupata per lei, la mamma le aveva detto di tornare e a casa e, in quel modo, aveva in parte sgretolato la sicurezza che Scarlet aveva con tanto impegno impiegato a costruire.

Scarlet scese dalla camerata dell’ostello per andare in cucina a preparare la cena insieme a Francisco. Una volta a tavola si alzò per prendere le posate e, nel mentre, una ragazza coreana giunse trafelata dalla sua tappa e iniziò a parlare ad alta voce sedendosi proprio al suo posto, temporaneamente vuoto. Sorpresa, in un primo momento Scarlet decise di sedersi accanto a lei; questa le gesticolava davanti parlando con altri suoi compaesani seduti lì di fronte e Scarlet vedeva già la propria forchetta conficcarsi nel braccio di quella coreana! Decise di respirare, di non dare energia alla visione, bensì di osservare quale altro processo (uffa e che palle però tutti ‘sti processi) si stesse verificando, ovvero quello relativo alle donne che vogliono prenderle il posto senza accollarsi le connesse responsabilità – ovviamente -, limitandosi alla parte di potere; oppure quello delle donne (la telefonata della madre) che non sostengono instillando il dubbio del “tu non riesci”, motivando di farlo per il tuo bene e insistendo a dirti di lasciar perdere. 

Il mattino seguente Scarlet partiva da Estella per recarsi a Los Argos. I processi erano ormai in atto, tanto valeva proseguire per trasformarne quanti più possibili. Scarlet aveva deciso di godersi la camminata in solitaria nella natura con la consapevolezza di non essere mai stata la prima scelta di nessuno, poiché Lei non aveva mai scelto se stessa per prima.

Quindi aveva iniziato a rispettare il suo tempo di marcia, fermarsi, rigenerarsi, godere della vista della natura, pregare. E, a un certo punto del primo pomeriggio, “regali del Creatore” arrivarono a ogni passo di ringraziamento. Scarlet fece conoscenza di persone splendide con cui condivise tratti di strada e di natura. Tutto era “pieno nel senso vero della vita”.

Scarlet aveva percorso quei nuovi chilometri con la gioia nel cuore, sapeva di aver trasformato preconcetti di vecchia data e in regalo aveva ricevuto una splendida giornata, fece un profondo respiro con la consapevolezza che il vero viaggio iniziava ora!

Scarlet e i “messaggi subliminali”

Nell’istante in cui aveva deciso di affrontare la nuova avventura, Scarlet sapeva bene che non sarebbe stato un semplce viaggio di piacere. Aveva scelto di SPINGERE il corpo oltre gli abituali limiti, di forgiare la mente in nuove modalità di vita e di riappropriarsi della parte spirituale più sottile. Proprio per questo sapeva di dover prestare molta attenzione per intravedere i “messaggi subliminali” che l’universo le avrebbe inviato

Sul volo da Milano a Bordeaux, Scarlet si era ritrovata dietro di sé delle giovani tedesche che parlavo a raffica con toni altisonanti, e aveva notato che quel rumore di voci le dava fastidio.

Invece, sul treno in direzione di Bayonne dove ci sarebbe stata la coincidenza per Seant Jean-Pied-de-Port, Scarlet si era ritrovata come vicino di sedile Francisco, un uomo silenzioso dagli occhi sorridenti. Con galanteria lui si era alzato per farla accomodare accompagnando il gesto con un sorriso e occhi amichevoli in grado di rinfrancare. In fondo la galanteria viene sempre meno palesata di questi tempi. Scarlet non poteva ancora saperlo ma Francisco si sarebbe rivelato molto importante durante il suo viaggio.

Mentre la pioggia batteva sui finestrini del treno, Scarlet si era ritrovata a pensare che iniziare il cammino verso Santiago con la pioggia poteva essere un battesimo del Creatore. Una vera benedizione.

Arrivata infine a Seant-Jean-Pied-de-Port, Scarlet aveva deciso di fare visita alla chiesetta del paese, accendere qualche candela e dire una preghiera, prima di ripartire. Fuori continuava a piovere, per questo motivo Scarlet rimase molto colpita quando alla fine della preghiera e delle invocazioni a protezione del cammino, un raggio di sole era filtrato dalla finestra colorata illuminando la sua persona dei colori dell’arcobaleno. Anche questo era un segno e Scarlet lo aveva recepito come il messaggio di “presa in carico” della sua preghiera.

Il mattino successivo era pronta a partire verso la sua grande destinazione: Santiago. I 970 km stavano aspettando di salutare i suoi piedi! Durante la percorrenza.

Scarlet si era ritrovata con Francisco nello stesso Albergue del Pellegrino, il “GIDE BIDEAN”. Insieme, avevano chiacchierato con Joe, il cuoco Tailandese, un giovane ragazzo arrivato in Francia cinque anni addietro.

Dopo aver fatto colazione, zaino in spalla, scarponcini e via, iniziava la salita.

La prima tratta era composta da 27 km di saliscendi; la pioggia e il freddo si facevano sentire sul tratto dei Pirenei, Scarlet era preoccupata di non farcela a percorrere quei primi chilometri ma, durante il cammino, all’interno del bosco si era palesata una mano di legno (i rami di un albero formavano una perfetta mano) a cui Scarlet aveva dato il significato dell’aiuto invisibile. Scarlet era davvero stanca durante gli ultimi 7 km in salita e i suoi demoni interiori facevano capolino come autosabotaggio. Tutto a un tratto, un legno dalla forma di Drago le si palesò davanti dandole la forza di superare anche quell’ultimo ostacolo. Scarlet era fiera di se stessa per essere riuscita a percorrere in 8 ore tutta quella strada. Stanca morta, certo, ma orgogliosa del risultato.

Il giorno seguente Scarlet si prefissò di percorrere meno chilometri per non sforzarsi troppo, eppure, non riusciva a capacitarsi di come da 5 i chilometri fossero diventati 7, poi 14 e, alla fine della giornata, i chilometri coperti erano ben 21, nonostante una discesa difficile. In quella tappa Scarlet aveva fatto tesoro di come un microscopico sassolino dentro lo scarpone avesse avuto, per pochi metri, un’importanza elevata. Infatti, per quanto minuscolo, le aveva procurato problemi seri al piede. Le venne in mente ciò che la nonna le diceva quando lei era piccola:

“Arricuardati ca cuamu taccuanzi lu liattu accusì duarmi”

Ricordati che come ti aggiusti il letto così dormi.

A tutti gli effetti quel piccolo granello rappresentava un grande insegnamento. Quante volte fingiamo che frasi, battute, giudizi, non ci tocchino? Finché Scarlet non si era fermata a toglierlo, il sasso le aveva fatto male, procurando danni seri all’unico mezzo di trasporto a disposizione: i preziosi piedi. Così Scarlet si era fermata e si era “acconzata bene il suo letto”, e se voleva vivere bene era necessario farlo con ogni aspetto della vita.

La terza tappa era stata la più difficile. La mattinata era partita proprio male, con i processi su: “l’apparenza e niente sostanza” degli altri, processi con il maschile malato che sfrutta l’energia femminile a suo uso e piacere, vesciche ai piedi che impedivano di procedere e fallimento del non riuscire a proseguire. Scarlet era seriamente disfatta. Ed ecco che, senza capire da dove nè come, dietro di lei apparve Francisco. Le parlò dolcemente, preoccupandosi di come stessero i suoi piedi, avendola vista camminare un po’ storta. Un maschile sano!

Durante il tragitto con Francisco, Scarlet si sentì sostenuta, rinfrancata. Lui avrebbe potuto andare a passo veloce ma aveva deciso di starle accanto e sostenerla e fu così che, anche al terzo giorno, Scarlet arrivò alla meta e il senso di fallimento che aveva iniziato a farsi notare era come non si fosse mai presentato.

Sdraiata sulla brandina dell’ostello, Scarlet si complimentava per i suoi 69,5 km percorsi in 3 giorni tra caviglie doloranti, vesciche e zaino pesante, ringraziava la vita, ringraziava Dio, ma soprattutto ringraziava se stessa per non essersi arresa.

Buen camino pelegrina Scarlet!

Honnam Atir Airam

Il viaggio di Scarlet

La decisione era arrivata come un colpo di fulmine. Scarlet affrontava da tempo la fatica del quotidiano, le relazioni personali e interpersonali sempre più complicate e difficili da vivere, e la necessità di un cambiamento la spingeva come una mandria di bufali alla vista del fiume.

Le ultime considerazioni, prima di salire sull’aereo erano rivolte al messaggio che le era giunto durante la meditazione mattutina:

Autenticità. Il non essere autentici nasce dal: “non essere stati accettati veramente per quello che si è né dai genitori né dagli insegnanti, tanto meno dalla società.”

Questo era il motivo che spingeva Scarlet a un viaggio fisicamente impegnativo attraverso la parte alta della Spagna partendo dalla Francia, ossia il famoso Cammino di Santiago de Compostela, il percorso Alchemico della trasformazione.

Come donna si sentiva completamente esposta e fragile, allo stesso tempo si sentiva viva, forte ed entusiasta come se fosse seduta su una giostra emotiva, in un movimento ondulatorio e sussultorio continuo.

Scarlet sapeva bene che questo “cammino” rappresentava una trasformazione emotiva, spirituale, psicologica nonché fisica.

Il messaggio sull’autenticità aveva fatto riaffiorare le domande che avevano preceduto ogni suo cambio di rotta: “Io chi sono davvero? Cosa voglio? Cosa mi farebbe davvero felice?”.

Tutto era sconosciuto e proprio per quello metteva paura. Per fronteggiare l’ignoto Scarlet aveva dei propositi da attuare durante il pellegrinaggio: fare un intento, ogni giorno, prima di partire per la tappa giornaliera; trovare il suo ritmo Spirituale e di percorrenza; fermarsi a disegnare quando sentiva la connessione tra la sua anima e il paesaggio; ritrovare il con-tatto con sé stessa, con la natura e con la Divinità in cui aveva fede; ritrovare il suo essere autentica.

Scarlet era consapevole che l’esplorazione di nuovi scenari, la prospettiva di nuove conoscenze, una nuova visione della vita, era quello che le serviva ora per tagliare definitivamente con situazioni e persone che non erano, ormai da tempo, più in sintonia con lei.

Il percorso della trasformazione.

La scoperta dell’autenticità.

Il viaggio di Scarlet.

Honnam Atir Airam

Scarlet e il primo VERO matrimonio

Dopo la decisione di riaffacciarsi al mondo, Scarlet era pronta ad aprirsi a nuove amicizie ed esperienze. Così, una sera, si era incontrata con una donna speciale, conosciuta da poco, con cui condivideva molte affinità. Scarlet aveva trascorso con lei una bella serata tra condivisione, scambio di informazioni e racconti e, nel parlare, si era all’improvviso ricordata di un’immagine risalente all’infanzia, a lungo archiviata: da piccola, Scarlet era stata testimone di un Vero matrimonio, ma soltanto nel parlare a Morgane di quell’episodio si era resa conto dell’importanza di ciò a cui aveva assistito e del valore conservato nel cuore per anni, senza esserne appieno consapevole.

Una volta sdraiata nel letto, Scarlet non riusciva a smettere di pensare all’emozione scaturita dal ricordo riaffiorato mentre si trovava con la sua nuova amica, e al racconto che ne era seguito:

“Era il mese di Settembre del 1973 e la mia nonna mi portò a Riace, vicino a Reggio Calabria, alla celebrazione del patrono dei Santi medici Cosma e Damiano. Si trattava di una festa senza eguali, dove il sacro e il profano si incontravano a metà strada per poi camminare insieme verso la meta, anche se quel significato l’ho compreso molti anni più tardi. Riemergono le sensazioni: ero estasiata da tutto quel colore, avevo la gioia nel cuore per i suoni, le musiche e i cori provenienti da ogni direzione; tante bancarelle di cibo, vestiti, giocattoli, una marea di persone in movimento senza una meta apparente. La nonna, insieme alle “comari” del paese, mi portò in un luogo da cui potessi vedere un tratto di strada ben preciso. Ancora non sapevo che quello fosse il punto cruciale.

Guardavo con ammirazione i fedeli avanzare a fatica, portando sulle spalle la base in legno da cui si elevavano i Santi medici, e seguivo con rapimento la processione farsi largo tra la calca di persone ferme ai banchetti a contrattare. Rumori, suoni, odori, tutto, era inebriante. Poi, in lontananza, udii delle melodie sconosciute farsi sempre più vicine. La nonna mi parlava ma io ero assorta a fissare la scena divorandola con gli occhi: la Regina dei Gitani, insieme alla sua schiera di gitani, avanzava dal Santuario situato dalla parte opposta per andare incontro ai Santi al suono dei tamburelli e al ritmo di canti e balli.

Lì, davanti a me, stava accadendo una meraviglia che avrei portato nel cuore per sempre e che, un giorno, avrei raccontato a qualcuno, proprio come sto facendo in questo momento con te. Lì, davanti a me, si stava compiendo il matrimonio tra il sacro e il profano.

Quando la Regina fu abbastanza vicina mi soffermai a osservarla: mi sarei aspettata una bella ragazza con un magnifico vestito; insomma, una vera e propria sovrana. Fu un immenso stupore scoprire invece una donna vestita di un’ampia gonna colorata, con i lunghi capelli scarmigliati, adornata di orecchini enormi, collane e braccialetti tintinnanti al più piccolo movimento e poi… mica era bella! Il naso aquilino era tanto prominente da spiccare in modo esagerato dal viso ma comunque senza riuscire ad adombrarlo, tanta era la gioia che la gitana sprizzava, insieme a una vivacità davvero contagiosa.

Oggi, a distanza di anni, mi rendo conto che la Regina dei Gitani saltava e danzava come se l’unico scopo nella vita fosse quello; ora, posso dire quanto fossi rimasta incantata dalla sua vitalità e quanto io la ricordi proprio Bella. Non mi riferisco alla bellezza classica, ma a quella di una donna vera, della “Donna Selvaggia”, la bellezza della donna di potere libera da giudizi e da condizionamenti. Era lì, e danzava con gioia irrefrenabile per il puro piacere di manifestare la sua essenza, la sua felicità, la sua energia, in favore di quelle statue rappresentanti il Sacro.

Ancora oggi, mentre rammento questo ricordo, mi sento pervasa da emozioni incredibili al pensiero di aver visto, quando ancora ero piccola, una vera Regina di Libertà, una “Donna Selvaggia” alla guida del profano verso il sacro con la sua danza a metà strada.

 

Oggi posso anche dire che il profano era sacro dentro la vita di quella donna.

 

Negli anni ho comprato braccialetti tintinnanti, orecchini appariscenti, ho danzato tanto e, proprio adesso, mentre te ne parlo, mi accorgo che è arrivato il momento di riappropriarmi della “donna selvaggia” dentro di me e di tornare a ballare con la vita, con i colori e con i suoni inebrianti.

Alla sera di quel fantastico settembre ho assistito  anche a un altro matrimonio, quello fra due giovani gitani… ma questa è un’altra storia  e te la racconterò la prossima volta.”

 

Sdraiata nel letto, Scarlet ripensava alle emozioni tornate in modo prepotente durante la serata con la sua giovane amica Morgane e si rendeva conto di essere proprio fortunata. Durante l’infanzia era stata protagonista di qualcosa di grande, dal valore inestimabile: la Tradizione.

Le usanze antiche esistono ancora, ma forse si sono trasformate nel tempo adeguandosi alle mode. Di certo la nonna aveva fatto alla nipote un regalo grandissimo e Scarlet aveva custodito quel dono come fosse un sogno, una favola impressa nella memoria cellulare che, grazie alle ore trascorse in amicizia, era riaffiorato assieme a tutta la meraviglia provata da bambina.

 

Grazie a quel racconto, le persone del passato erano tornate a vivere. E non soltanto loro.

 

Honnam Atir Airam

 

Scarlet e le scarpe vuote.

 

Dopo lungo tempo Scarlet aveva deciso di impegnarsi a uscire di casa. Così, il giorno dell’Epifania, accettò di aderire, con alcuni amici, ad un’escursione organizzata. Come ogni giorno puntò la sveglia molto presto e si alzò per preparare la meditazione e postarla nei vari gruppi che seguiva, mentre energie contrastanti si alternavano dentro di lei. Era sempre stata una donna intraprendente, iperattiva, entusiasta e anche eroticamente attiva, ma tutto questo si era perso pian piano nei mesi.

La mattina era fredda e con una leggera nebbiolina e Scarlet sarebbe potuta rimanere a letto a leccarsi le ferite, sia fisiche sia emotive, e invece aveva deciso di dire sì a quella gita dopo tanti no detti a tutto. Durante la salita pensieri vari le affollavano la mente, il corpo doveva adattarsi alla fatica e al ritmo del respiro e, all’aumentare della stanchezza, lei si ripeteva: “ma perché ho accettato di fare ‘sta stronzata, stamattina?”

Malgrado la spossatezza e il logorio mentale del costante lamentio interiore, Scarlet percepiva che le zavorre dell’ultimo anno si stavano sganciando dalle sue articolazioni per poi vibrare nello spazio e, ad ogni ondata di vento, si sentiva rinascere proprio da ciò che sino ad allora le aveva oscurato la voglia di vivere e l’entusiasmo.

In fondo, subire un isterectomia totale non era cosa da poco. Per fortuna i tre tumori erano benigni, quindi era andata più che bene, ma qualcosa era irrimediabilmente cambiato in lei. Era stato un anno difficile, Scarlet aveva perso amici a cui teneva molto, aveva accusato perdite finanziarie per essersi dovuta fermare col lavoro, era stata truffata e, infine, aveva subito l’asportazione dell’utero.

L’arrampicata era sfiancante ma, una volta raggiunta la cima, si aprì una splendida veduta dell’abbazia di San Pietro al Monte di Civate (772 -1097 – 1798); in stile romanico, situata nella valle dell’oro in provincia di Lecco, la costruzione era circondata da un prato ben curato e incorniciata dalla vista sottostante del lago.

Un breve giro di perlustrazione del luogo fu seguita dalla ricerca di un posto riparato dal vento per riposare; intanto, persone di ogni età girovagavano nel verde con i cellulari in mano fotografando ogni cosa.

Tutto a un tratto Scarlet fu attratta da un paio di scarponi da trekking in apparenza abbandonati nell’erba; iniziò a osservarli perdendosi nel calore del sole e nel canto del vento che filtrava fra le fessure dell’abbazia e tra le fronde del bosco adiacente.

Intanto quegli scarponcini continuavano a richiedere attenzione e Scarlet si ritrovò a pensare:

“Scarpe vuote… immobili… se qualcuno non ci mette dentro dei piedi per portarle in giro per il mondo non compiranno mai la loro missione, quella per cui il creatore le ha forgiate: camminare. E io sono bloccata da mesi proprio come queste scarpe. Ho perso il mio scopo… Chissà quante altre persone si sono fermate sul sentiero della loro esistenza, per incapacità o per mancanza, per paura o perché hanno perso la fiducia nella vita.”

Scarlet si guardò attorno alla ricerca di una persona scalza, curiosa di scoprire chi fosse. La individuò a un certo punto in fondo al parco: era un uomo di cinquant’anni circa. Chissà quali erano stati i suoi sogni? Li aveva realizzati, solamente vissuti o, peggio ancora, erano rimasti soltanto dei sogni? Quanti chilometri aveva percorso e in che modo? Aveva portato il peso del mondo sulle spalle facendolo gravare sui piedi oppure aveva camminato con leggiadria riconoscendo nelle difficoltà delle opportunità travestite da problemi?

“E io, come avevo affrontato la mia strada e con che scarpe? Erano state comode oppure scomode?”

Purtroppo Scarlet si sentiva come se negli ultimi tempi avesse scalato l’Everest con i tacchi a spillo. Come dire… non proprio la comodità! Mentre rifletteva su questi pensieri, rammentò la frase di Luigi Pirandello che girava spesso sui social ma mai per intero:

Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io. Vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate. Vivi gli anni che ho vissuto io e cadi là dove sono caduto io e rialzati come ho fatto io”.

Mentre ricordava la citazione, Scarlet comprese di essere stata la prima a giudicarsi cedendo il potere agli eventi accaduti, alle delusioni e alle perdite subite, alle cattiverie e ai pettegolezzi ascoltati, permettendo al giudizio degli altri di farla da padrone.

In quel momento, un’altra persona passò vicino alle scarpe vuote e immobili. Lo sguardo di Scarlet fu rapito dal gesto delle suole che aderivano e si staccavano dal terreno: era un  estremo piacere osservare l’atto del camminare. Fu una folgorazione e le tante citazioni mai integrate ma soltanto ascoltate presero forma una volta per tutte.

“Contenitori statici senza piedi dentro sono un attaccamento al terreno da parte di uomini e donne bloccati, solitari e abbandonati, mentre il gesto dell’appoggio e stacco è il cammino nel mondo, il viaggio verso la propria meta; se mi fermo a pensare alle scarpe immobili creo un giudizio sul perché, sul chi o il come ed è nel giudizio che ha origine l’inerzia del pensiero e tutto ciò che ne segue.”

 

La vita è movimento – quelle scarpe in movimento erano vive –

L’immobilità è la morte – quelle scarpe vuote rappresentavano la morte dell’agire –

Il pensiero senza giudizi è libertà.

 

Ed è così che Scarlet, in una domenica dell’Epifania, riprese ad affacciarsi al mondo. Era per lei giunto il momento di iniziare un nuovo lavoro su se stessa e di riconquistare fiducia nella vita e negli esseri umani.

Honnam Atir Airam

 

Le prime 2 tecniche di formazione per diventare operatore Olistico metodo Mia Tita K.B.

Il metodo Mia Tita KB è composto dal pensiero creativo, il campo quantico del “Teatrino” delle costellazioni sciamaniche, il Respiro della Connessione, il percorso Tantrico, il percorso Alchemico e il percorso Sciamanico, nella scuola di formazione per diventare operatori olistici del metodo verranno insegnate tutte queste tecniche. Oggi accenniamo il pensiero Creativo e il campo quantico del “Teatrino” delle costellazioni Sciamaniche

Un uomo è letteralmente ciò che pensa, essendo la sua personalità la somma dei suoi pensieri… questa frase del pensatore e poeta inglese James Allen sono state pubblicate nel 1903..

James Allen è il padre fondatore di quello che oggi conosciamo come pensiero creativo. Con il termine pensiero positivo si designa una scuola di pensiero che sostiene il vantaggio di allineare la mente a uno stato di positività, trasformando gli schemi di pensiero negativi sussistenti con nuovi pensieri rivolti all’accoglienza della vita, creando nuove connessioni tra mente e corpo. Bisogna prestare molta attenzione ai pensieri che si formano, se essi sono più ottimisti e positivi, più il corpo funziona meglio a livello biologico. Portando l’attenzione al proprio modo di pensare, al dialogo interiore che avviene ogni volta che succede un evento, abbiamo l’opportunità di trasformare immediatamente il pensiero che crea tossine con un dialogo che crea ANANDAMIDA (l’ormone della Gioia) al fine di affrontare con fiducia e gioia  la propria esperienza di vita mantenendo un benessere psicofisico spirituale.

Il pensiero positivo nasce e si sviluppa come tecnica di trasformazione e di miglioramento della qualità della vita attraverso l’osservazione e la sostituzione  cosciente dei propri pensieri. Uno dei principali presupposti su cui si basa questa filosofia è infatti che i pensieri sono materia creativa e viva, nel corso di anni di formazione, corsi e conoscenze varie sono arrivata a sostituire  il concetto di PENSIERO POSITIVO con DIALOGO INTERIORE. Volendo vedere qui abbiamo un salto di qualità in quanto il pensiero positivo è una sostituzione “pensata” mentre il Dialogo Interiore è il prestare attenzione consapevole di cosa ci diciamo nel profondo e come ciò che ci dichiariamo crea a livello biologico reazioni chimiche che ci possono far ammalare anche seriamente.

Una statistica ha dichiarato che facciamo circa 60.000 pensieri in un giorno, ogni pensiero ha una vibrazione che contiene un informazione con un significato diverso che si trascrive nel corpo sotto forma di reazioni chimiche salutari o di tossine, su questi pensieri/dialoghi si può intervenire e  modificare per un risultato migliore. Sapere che i neuroni, formano sinapsi creando connessioni; 1 neurone crea 1 miliardo e mezzo di connessioni in 1 nano secondo, elabora Informazioni ed Energia che sono Vibrazioni. Il cervello riceve stimoli, elabora gli stimoli e risponde con la parte motoria. Attualmente 80-90% degli esseri umani viaggiano con il sistema ASSOCIATIVO, il cervello raccoglie informazioni e le registra attraverso il sistema associativo, associa su piani e categorie e cioè su:  concetti, progetti, filosofie, ideologie, denaro, cultura, politica, religione, codici, numeri e sulla parola scritta o parlata.

Ora se vogliamo cambiare davvero la qualità della nostra vita è necessario lavorare sul proprio dialogo interiore, prestando attenzione ai pensieri e modificando quelli negativi e respirare con consapevolezza per attivare il sistema percettivo.

La mente percettiva è un dono sacro, la mente associativa è un fedele servo. Noi abbiamo creato una società che onora il servo e ha dimenticato il dono  cit. Albert Ainsten  

La tecnica principale attraverso cui il pensiero positivo è messo in atto è costituita dalle “affermazioni ” (supportate dalla tecnica di respiro, dalla visualizzazione creativa e dalla meditazione), ovvero frasi che contengono in sé le caratteristiche mentali, fisiche e spirituali che l’individuo desidera possedere oppure gli eventi che desidera che accadano. Le affermazioni possono essere pronunciate ad alta voce, pensate o anche cantate, portando così attraverso questa costante ripetizione a una lenta riprogrammazione della mente subconscia.

Si possono individuare due correnti principali all’interno di coloro che sostengono il pensiero positivo. La prima è di impronta più psicologica e pone l’accento soprattutto sul processo di riprogrammazione del subconscio. Una tra gli esponenti più noti di questa corrente è la psicologa tedesca residente nel Regno Unito Vera Peiffer – che ho avuto il piacere di conoscere nel 2002, partecipando  al suo seminario di 3gg e iscrivendomi al suo primo modulo di corso.

La seconda invece parte da principi metafisici e spirituali e ha il suo esponente di spicco nella statunitense Louise L. Hay (scomparsa recentemente), che non ho conosciuto di persona ma ho frequentato i seminari nel 2000 condotti dagli insegnanti certificati da Louise L. Hay. Ogni nostro pensiero in ogni istante crea la nostra realtà e quello che pensiamo oggi creerà la nostra realtà di domani. Affermare ciò che vogliamo e riprogrammare i propri pensieri diventa quindi la chiave per allinearsi con le leggi dell’universo e ottenere quello che desideriamo dalla vita.

Oltre all’attenzione dei propri pensieri e dialogo interiore, un altra tecnica per migliorare la propria vita è:

Il campo quantico del “Teatrino” delle Costellazioni Sciamaniche

Non tutti riescono  nelle cose importanti che si  desidera realizzare:  famiglia, amore, relazioni, salute, lavoro, riconoscimento e successo; che sono le cose fondamentali dell’esistenza umana.

A volte non abbiamo ciò che volgiamo semplicemente perché non è chiaro cosa vogliamo davvero, in un epoca dove siamo  continuamente stimolati ad avere di più a fare di più per ottenere, perdiamo di vista qualcosa che può essere di fondamentale importanza per noi. A volte non sappiamo cosa fare e come farlo, quindi conoscere è la base importante, diversamente la confusione avanza e dilaga. Nella confusione ci ritroviamo spesso a combattere contro noi stessi o con gli altri, questo perché si instaura un conflitto. L’inconscio si oppone e ci auto-sabotiamo e prendiamo direzioni diametralmente opposte a ciò che desideriamo e ci accorgiamo di ciò quando tutto il nostro essere è nel Mal-Essere. Conoscere ed applicare ciò che impariamo è molto importante così da modificare le dinamiche inconsce che a volte sono anche dinamiche dolorose.
Il campo quantico del “Teatrino” delle costellazioni sciamaniche (metodo Mia Tita KB) sono una straordinaria possibilità, ci permettono di entrare in contatto con le dinamiche profonde, ci permettono di arrivare a modificare a livello genealogico l’informazione cellulare che ci portiamo dietro da generazioni, ci permettono di vedere la realtà di cosa sta accadendo e quindi di porvi rimedio.  Ci sono dei principi universali e un ordine di tutte le cose, e quando tutto questo smette di funzionare per com’è stabilito allora tutto nella nostra vita inizia ad essere fuori dall’ordine. Mettere in scena queste dinamiche all’interno di un campo quantico ci permette  vedere cosa non funziona e porvi rimedio, per poterci realizzare e raggiungere livelli di benessere e livelli più elevati.
Nelle costellazioni individuali si affrontano le dinamiche personali che creano i problemi nellla propria situazione di vita e attraverso la costellazione vedere più chiaramente cosa sta succedendo e si termina con le indicazioni del campo quantico che indica qual è la direzione da prendere o le cose da fare per avere finalmente la riuscita nella vita.

Nelle costellazioni di gruppo si lavora sempre all’interno di un campo quantico tutti insieme a volte contemporaneamente, si va molto in profondità dove grande chiarezza vengono portate a galla le dinamiche più importanti, quelle con cui ci opponiamo alla vita e a volte anche al successo; si lavora per chiarire, comprendere, sciogliere le dinamiche, rimettendo in ordine tutte le situazioni emerse nel campo da tutti i partecipanti in scena ed essere finalmente nell’energia libera e fluida che è l’andamento naturale della vita.

Altre tecniche del metodo Mia Tita KB sono: il Respiro della Connessione, che comprende il Respiro della pre-Natale e la danza dei 5 Teli e il Tantra

Mia Tita K.B.

UN MAGNIFICO VIAGGIO SENSORIALE

Il viaggio del piacere.

 

La dopamina è un neurotrasmettitore prodotto principalmente del cervello e in minor parte dalle surrenali ed è conosciuto come l’ormone del piacere. Tutto ciò che dà piacere dalla musica, al tocco, al cibo, al sesso suscitano sensazioni di appagamento e di gratificazione che stimolano la dopamina, per questo un percorso come il “Con-Tatto Esperienziale Tantrico” è definito il viaggio del piacere.

Nella via Tantrica Tibetana non si ha a che fare con la sessualità fine a se stessa bensì è un viaggio Esperienziale che passa dal tocco delicato, al respiro, all’apertura dei 5 sensi, alla scoperta delle 5 energie liberate. E’ l’esperienza inaspettata, la riscoperta di intense vibrazioni. E’ il risveglio dell’energia vitale. Sempre più spesso le persone cercano risposte sulla propria sessualità sul proprio modo di sentire o di vivere sia la vita che le emozioni. Attraverso il viaggio del “Con-Tatto Esperienziale” Tantrico si scopre una via amorevole personale e molto profonda.

Stare completamente nudi con se stessi è già una grande esperienza se la si vive come il “denudarsi da tutte le bugie e sovrastrutture”, rimanendo centrati sull’ascolto delle vibrazioni che emette il corpo e di cosa comunichi davvero. Il percorso (sia di coppia che il massaggio) ha lo scopo di connetterci a tutti i vari livelli dell’essere, sentire l’energia espandersi, permettere al corpo di scoprire qual’è il vero piacere dei sensi, soddisfare le cellule, sostituendo la memoria cellulare del dolore con la vibrazione del piacere e della pienezza.

Il Respiro è fondamentale sia durante il massaggio che nel percorso, poiché serve a trasmutare i blocchi emotivi o qualsiasi schema limitante (di giudizio o paura), esso viene abbinato al percorso “sensoriale del Con-Tatto”  affinché si risvegli l’energia del I Chakra per trascendere dallo stato attuale ad un livello molto più elevato tanto da raggiungere un “orgasmo emozionale” attraverso tutte le cellule del corpo raggiungendo così un piacere completo per l’anima.

E’ un’esperienza completa che unisce il corpo con lo spirito, le emozioni con le vibrazioni, la sessualità con la spiritualità, un magnifico viaggio!

Il Massaggio

Il massaggio Olistico del “Con-Tatto Esperienziale Tantrico” del metodo Mia Tita K.B. viene eseguito dall’Operatore Olistico che ha avuto una preparazione nel campo quantico, campo fisico, campo tantrico; un’ulteriore preparazione  energetica ed emozionale inerente ai corpi sottili per offrire un viaggio emozionale. L’operatore ha una perfetta conoscenza personale del contatto fisico, emotivo e spirituale, una buona conoscenza delle tecniche di massaggio sia fisico che energetico per facilitare il viaggiatore nel caso di blocchi muscolari o energetici.

Prima di fare una sessione, c’è una preparazione personale (dell’operatore) di circa 1 ora come apertura all’energia e centratura del chakra del cuore attraverso la meditazione e il respiro. Il massaggio è un Con-tatto delicato ed energico contemporaneamente. L’Empatia, l’emozione e le vibrazioni sono le basi essenziali per poterlo eseguire al massimo delle potenzialità. Questo tipo di “Con-Tatto Esperienziale”  prevede dei Rituali di preparazione a beneficio del ricevente come inizio al massaggio sensoriale, per 90-120 minuti non esiste nient’altro se non il viaggio sensoriale.
Il movimento intuitivo ed emozionale abbinate alla perfetta conoscenza delle tecniche di massaggio sono essenziali per ottenere una perfetta esecuzione combinata. La fiducia, il respiro e l’adorazione (dove per adorazione s’intende un illimitato senso di dedizione alla ricerca della divinità interiore per allineare tutte le parti in un’unica connessione), che l’operatore insegna al ricevente, sono necessari per arrivare al Con-Tatto profondo di sè stessi ed ottenere effetti di grande trasmutazione.

L’Attenzione al Qui e Ora è fondamentale, un viaggio meraviglioso che accompagna istante dopo istante la persona in un’esperienza profonda. Il rispetto totale per i tempi di ricomposizione e integrazione del ricevente sono essenziali

L’operatore sa che non tutti sono pronti ad un viaggio di questa profondità e grandezza e quindi se ritiene che la persona non sia pronta a tale percorso è tenuto a dichiararlo immediatamente.

 

         Testimonianza

Luciano – Libero professionista – 33 anni

Un viaggio attraverso una conoscenza vera di me stesso, una conoscenza senza filtri e un modo efficace e molto affine al mio essere per realizzare le mie intenzioni. Questi sono stati i risultati dell’incontro con il respiro della Connessione, il “Teatrino” delle costellazioni e il massaggio  del “Con-Tatto Esperienziale tantrico”.

Tutto è iniziato con il “Teatrino” delle  costellazioni Sciamaniche (metodo Mia Tita KB), grazie alle quali ho potuto testare con mano quello che la mia mente non poteva/voleva riconoscere e ricordare, e con le quali ho potuto comunicare all’universo la mia intenzione di vedere e risolvere ciò che per me era un reale blocco.

Il respiro della Connessione è stato lo strumento con la S maiuscola, un metodo efficace e nelle mie corde con il quale posso richiedere all’universo le mie intenzioni e posso attirare a me il risultato che desidero raggiungere.

L’avvicinamento al massaggio è stato invece molto graduale, un step by step che si è sviluppato in circa 2 anni; è un vero percorso volto alla riscoperta di se stessi.

Escludere quello che è il nostro organo di controllo, ovvero la vista, mi ha permesso di affrontare in maniera nuova questa esperienza che ti porta assaporare diversamente l’essenza del tuo essere.

Anche solo il riconoscimento degli oggetti attraverso il tatto, la stimolazione del gusto e dell’olfatto senza altri fattori che possono influenzali rendono davvero unico questo momento, dove anche solo assaporare del cioccolato risveglia in sé stessi sensazioni sconosciute ed estremamente “goduriose”. Il massaggio del corpo nella sua interezza implica una completa fiducia nell’operatore e una vera sfida con noi stessi, o per lo meno con me è stato così. Ma è stato anche il momento dove il mio corpo ha messo in luce la volontà di andare oltre la mente e grazie alla quale ha segnato l’inizio reale di una nuova esperienza sensoriale con me stesso.

Ci si rende come di come la nostra mente in realtà ” menta” e di come molto spesso le nostre reali sensazioni sono bloccate da preconcetti o da schemi mentali che è bene iniziare a sciogliere.

Sicuramente ci vuole del coraggio per mettersi in gioco e la volontà di iniziare ad avvicinarci alla nostra vera essenza non è esente da ostacoli, ma una volta provato ci si rende conto di quanto queste esperienze  portino alla consapevolezza di non essere in grado di conoscersi abbastanza.

Ma in realtà, la verità sta’ nella voglia di migliorarsi. I mezzi per iniziare a farlo esistono e quelli sopra raccontati del metodo Mia Tita KB, sono stati per me una grande scoperta in tutti i sensi.

Buona conoscenza e buona vita.

 

Con-Tatto Esperienziale metodo MiaTitaK.B.®