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Scarlet e il “rap de la benediction”

Scarlet e Francisco si erano lasciati alle spalle Azofra ed erano diretti a Granon.

Lei aveva variato le tappe in base all’informazione che lui le aveva passato quando si erano incontrati a Pamplona e, di certo, non poteva immaginarsi ciò che avrebbe incontrato una volta a destinazione.

Giunti a Granon, cercarono l’albergue parrocchiale. Iniziarono a salire lungo le antiche pietre che portavano al campanile e ogni pietra “trasudava” storia, amore e accoglienza; alla fine della salita trovarono due splendide donne che li accolsero con calore, dando loro il benvenuto abbracciandoli con trasporto.

Scarlet mormorò: «Finalmente a casa.» Questa frase sbalordì le volontarie che smisero di parlare in spagnolo e sincrone dichiararono: «Ma sei Italiana?» Dopo i convenevoli di rito, ma molto più intimi, le stesse indicarono ai nuovi arrivati la lavanderia, il bagno, la doccia e il soppalco per dormire a terra.

Dire che il posto fosse fantastico era poco.

Dopo una lavata spettacolare in una doccia pulita da un italiana – che ci puoi mangiare come se fosse un piatto tirato fuori dalla lavastoviglie da tanto è immacolata -, i capelli lavati, il cambio con panni lindi, Scarlet, che dopo Azofra si sentiva più che sporca, era tornata a essere una donna, pulita e profumata.

Parlando con Nella (una signora di 73 anni che girava per il mondo e faceva la volontaria presso gli ostelli dei vari Cammini) Scarlet scopri che era stato il vecchio parroco, passato a miglior vita da più di un anno, a voler restaurare il campanile della chiesetta e destinarlo a ostello per i Pellegrini. Idraulici, muratori, elettricisti, piastrellisti, tutti avevano prestato volontariamente la loro opera per rendere quel posto ciò che era. Ora Scarlet si spiegava come mai ogni pietra di quel posto emanasse amore. Il pavimento era in legno vecchio e scricchiolava a ogni passo, si dormiva per terra con il sacco a pelo, le volontarie cucinavano e si mangiava tutti insieme, dopo aver cantato la canzone. Si partiva battendo le mani sul tavolo a due tempi, poi una battuta di mani a un tempo, per tutta la durata della canzone:

“Este es la rap de la benediciōn,

bendice senor la alimentaciòn,

bendice a mis amigos,

benedice a mia hermanos

benedice a todo aquel che te da la mano.

Estira el brazo,

recogelo y con esto queda

bendecido “to”.”

Scarlet aveva gioito come quando era piccola e, al momento della cena, la nonna, per riportare all’ordine i bambini, li faceva cantare affinché smettessero di fare chiasso. In un battito di ciglia era tornata a quell’istante con immagini, suoni e amore; per questo motivo Scarlet guardava la stessa Nella con immenso amore. L’anziana le aveva fatto riemergere un ulteriore ricordo gioioso di infanzia, con il suo battere le mani e cantare il “rap de la benediction” come se fosse l’unica cosa importante della vita.

Il riassetto della cucina era compito dei pellegrini che con allegra cooperazione sistemarono tutto in pochi minuti. Finalmente una notte serena, benevola e rigeneratrice.

Al mattino colazione insieme e poi partenza. Un abbraccio lunghissimo, un augurio di “buena vida” e il cammino riprese. I passi erano difficili poiché Scarlet si stava allontanando da un frammento di quella che lei considerava la vera accoglienza del Pellegrino. Quella sosta le aveva dato una forte dose di energia per tappe lunghissime attraverso paesaggi meravigliosi, e nemmeno i dolori ai talloni riuscirono a diminuire la sua andatura. Durante gli ultimi giorni si era affaticata parecchio e aveva deciso di capire come mai, malgrado il corpo fisico si stesse fortificando, lei si sentiva sempre più stanca; decise di prestare attenzione e si accorse che l’andatura si era notevolmente velocizzata e che il tempo di percorrenza era diminuito; inoltre, erano aumentati i chilometri tra le soste. Scarlet era passata da 20 chilometri a 27 di percorrenza odierna con uno zaino dal peso variabile tra i 7,5 e gli 8,5 chilogrammi.

Ed era con questa nuova consapevolezza di Sé che attraversò il magnifico paesaggio tra Granon e Belorado, Castiglia y Leòn e Burgos. Tappe lunghe e impegnative dove con grande sorpresa Scarlet non si era dovuta lavorare nessun processo emotivo né vecchio, né nuovo; soltanto passi, paesaggi e personaggi in libertà.

Dopo aver coperto gli ultimi 10 chilometri tra l’asfalto e il cemento della periferia industriale di Burgos, una volta in centro, le si parò davanti agli occhi la Cattedrale. Mica la ricordava così bella! In fondo, erano trascorsi solamente 15 anni dall’ultima volta che aveva visto Burgos! Il sole stava tramontando e la parte alta della Cattedrale sembrava oro rosso. Una visione commovente.

Scarlet aveva voglia di piangere.

Aveva percorso 300 chilometri in 13 giorni. Veramente erano molti di più se si conteggiavano anche i chilometri extra e non soltanto quelli tra un tratto e l’altro.

Era arrivata, ora poteva concedersi un meritato riposo. Anche se non sapeva ancora come avrebbe riposato la nuova Scarlet.

Sì, perché in pochi giorni lei era cambiata molto e sapeva bene di dover fare i conti con questa nuova donna. A quanti non sarebbe più andata bene? A molti, forse a tutti, ma in ultima analisi lei aveva sempre cercato di piacere a tutti, di non ferire nessuno, ed era sempre lei quella ad averne pagato le conseguenze peggiori.

Era il momento di risplendere in tutta la sua bellezza interiore, fisica e perché no, anche sessuale, e di ritrovare la sua grandezza, l’amore e la gioia. Stava percorrendo più di 1000 chilometri per quel l’obbiettivo.

“Forza Scarlet, sei pronta per una nuova avventura?” Chiese a se stessa e partì ancora una volta.

Honnam Atir Airam

Scarlet e le sorprese del “Cammino di Santiago”

La partenza dall’ostello verso una nuova meta aveva posto Scarlet nella condizione di sentirsi agitata.
Più pensava alla nuova tappa di Logrono, più il disagio, sotto forma di punture di spillo lungo la spina dorsale, aumentava, e immagini di lei accerchiata e buttata a terra si alternavano a visioni di sangue da ferite inferte durante la lotta.
Scarlet era spaventata da quell’alternanza di rappresentazioni mentali che le provocavano emozioni forti e, arrivata alla città, si sentiva – e di conseguenza si muoveva – come una Tigre pronta a difendere i cuccioli in pericolo, al punto tale che le poche persone incrociate, pur non notandola, le giravano alla larga avvertendone in qualche modo l’energia.
Era una fredda mattina, le vie erano deserte a parte gli scarsi abitanti e i netturbini intenti a ripulire le strade da bagordi notturni, cicche di sigarette, puzzo di urina e bottiglie vuote o rotte lungo i viali. Un uomo, su un camioncino, usava la pompa dell’acqua per pulire via con il getto tutta quella spazzatura.
Seguendo il simbolo della conchiglia gialla che indica il percorso verso Santiago, Scarlet fu costretta a entrare in una via stretta e buia. La percorse a falcate e, nel mentre, le sovvenne la scena del film “L’Ultimo Samurai” in cui il personaggio interpretato da Tom Cruise, una volta rientrato dal ritiro forzato con i samurai, immaginava fra sé i combattimenti contro gli aggressori prima ancora di attuarli.
Ed ecco, lì davanti, l’incubo si realizzò.
In fondo la mente crea e se la creazione era stata negativa cosa poteva accadere di diverso? C’erano quattro ragazzi chiassosi nel vicolo, visibilmente ubriachi. Appena scorsero la pellegrina iniziarono a ridere e ad ammiccare, poi si separarono: due restarono a sinistra della viuzza e due si diressero a destra. Scarlet era pronta: il corpo teso come una corda di violino, l’impugnatura pronta all’uso; avrebbe avuto la peggio, certo, ma due di loro sarebbero finiti di sicuro all’ospedale infilzati dai punteruoli delle stecche da montagna. Scarlet rallentò cercando uno scenario ottimale.
“Holá Scarlet, Todo bien?”
Che diamine succedeva? Chi la chiamava e le chiedeva se stesse bene? Disorientata, si girò verso il suono e vide Francisco giungere a passi veloci e affiancarla sussurrandole di accelerare il passo e fingersi sicura.
Scarlet si chiese come diamine riuscisse quell’uomo a materializzarsi dal nulla sempre nei momenti più sintomatici. Fingendo di conversare, i due si diressero a passo spedito verso le indicazioni di uscita dal centro ed entrambi tirarono un sospiro di sollievo appena furono nel nel parco che indicava la fine di Logrono.
Francisco spiegò che anche lui era in allerta e a disagio e per quel motivo era entrato nel bar con la scusa di bere un caffè; lì aveva poi intravisto il movimento dei ragazzi e, seguendone lo sguardo, aveva scorto Scarlet e a quel punto si era affrettato a uscire per poterla sostenere.
Sempre più grata a quell’uomo, Scarlet trascorse con lui altri due giorni, camminando  e condividendo confidenze sulle rispettive vite. La stanchezza del percorso iniziava a pesare sui talloni e sulla schiena ma i paesaggi erano incantevoli. Madre natura era davvero bella e il Creatore aveva realizzato un’eccellente opera di Dio a beneficio degli umani.
Scarlet rivedeva i mesi appena trascorsi e sentiva tutta la pesantezza assorbita negli ultimi tempi toglierle l’allegria; rifletteva sulle recenti delusioni, credeva di averle superate e invece si ritrovava a pensarci e ciò le toglieva energia. Il pensiero e le sensazioni vissute la attraversarono come un lampo. A quel punto, Scarlet scorse la montagna della vale della Roja, somigliante al viso enorme di un nativo nell’atto di sorridere. Quella visione le risollevò il morale in quanto segnale di: “sorridi alla vita”. Fu così che durante il resto del percorso Scarlet fu pervasa dalla sensazione di essere guidata e protetta da giganti buoni.
Arrivata ad Azorfa, notò che qualcosa stonava. L’Albergue era chiuso, il paesino era in rovina totale ma, onestamente, Scarlet era troppo stanca per proseguire. La casa che ospitava i pellegrini era del 1168, di certo era stata una bella casa per quell’epoca ma ora, nel 2019, era fatiscente, senza riscaldamento e con vibrazioni energetiche di violenza e di morte nell’aria.
Fu una notte agitata quella ad Azofra. Scarlet percepì la presenza di anime in pena viaggiare per la struttura; era stanca, infreddolita nonché l’unica donna nella stanza insieme a un gruppo di tre coreani e, per fortuna, anche Francisco, la cui presenza era garanzia di sicurezza. Scarlet si chiuse completamente nel sacco a pelo, testa compresa. Ogni due ore si svegliava per il freddo alle tempie e al naso e, alle 05:45, decise di alzarsi. Si trovò davanti un coreano spaventato: le disse che la porta del corridoio verso la cucina era bloccata e, di conseguenza, era bloccata anche l’uscita dalla struttura.
Scarlet fece subito le prime invocazioni ma non ottenne molto successo; poi comprese che la situazione era dovuta dalla presenza delle anime. Svegliò Francisco chiedendogli se avesse un coltello per forzare la serratura e intanto pregò per quegli spiriti, ringraziandoli e chiedendo a Dio luce per loro. Terminata la preghiera la porta si sbloccò, aprendosi.
Mentre si avviava verso la tappa successiva, Scarlet continuò a pregare per quelle anime per oltre un’ora abbondante e, intanto, percepiva i piedi volare sul terreno andando incontro al paesino di Grañón dove l’attendeva una bella sorpresa: un altro Albergue dove ogni pietra era impregnata di Amore.
Honnam Atir Airam

Scarlet e Francisco

Un nuovo giorno, un’altra tappa, un altro incontro con Francisco alla “Panederia Cafeteria”. Scarlet era felice di rivedere quell’uomo gentile.

Nel condividere le rispettive esperienze, Francisco le raccontò della sua giornata prima del loro incontro a Villanova. Al mattino, prima di partire, era entrato al bar per fare colazione e il barista, con modi sgarbati e sguardo severo, gli aveva ordinato di appoggiare “la muchila” (zaino) all’entrata. In un primo momento Francisco si era soffermato con lo sguardo sul bancone dove risplendevano in bella mostra le brioche dorate ma, arrivato all’altezza della porta, fu invaso da un un disagio, ben presto trasformatosi in rabbia. Francisco raccontò a Scarlet di essere uscito dalla “cafeteria” senza degnare di una sola parola il barista che, non avendo capito il motivo, insisteva a inseguirlo richiamandolo dentro, chiedendogli il perché. Francisco confidò a Scarlet che, da quel giorno, non avrebbe mai più dato potere alle persone che volevano imporgli cosa fare, soprattutto se i toni usati erano rabbiosi o arroganti. Francisco aveva realizzato un pensiero profondo e voleva condividerlo con lei: “Gli ho detto: tu non hai nessun potere su di me, tu non sei Dio.” Dopo aver deciso il meglio per se stesso, Francisco aveva proseguito la giornata in modo piacevole sino al pomeriggio, quando era avvenuto l’incontro con la nuova amica. In seguito, si sarebbe ricordato di lei per quel breve contatto nel salutarla durante la colazione a Saint-Jean-Pied-de-Port, quando le aveva posto una mano sulla spalla e Scarlet si era girata di scatto quasi impaurita; Francisco, come succedeva spesso, le aveva sorriso facendo una battuta stupida. Si era accorto che Scarlet appoggiava male il piede destro, tanto da zoppicare, e in quell’istante aveva scelto di stare un po’ insieme a lei perché lo aveva incuriosito.

Di contro, Scarlet, confessò a Francisco che la sua presenza l’aveva aiutata molto nel riuscire ad arrivare sino a Pamplona.

Scarlet viveva quel Cammino con la sensazione di un appuntamento con il destino; Francisco si sentiva come un salmone attirato dalla corrente e, quel Cammino, era per lui come il fiume per il salmone. Entrambi i viaggiatori avevano desideri, sogni e speranze.

Il giorno seguente Scarlet era giunta alla considerazione che la fatica quotidiana era da imputare anche a qualcos’altro, oltre al camminare. Così si accorse di star compiendo un ulteriore errore, quello di fare affidamento su Francisco. Non era più accettabile comportarsi come la genealogia le comunicava da anni, ossia appoggiarsi a un uomo, “farsi una famiglia e mettere al mondo figli per non restare soli”. 

E così arrivò un altro giorno con un nuovo processo: la Libertà. Durante tutto il percorso della tappa Scarlet lo dovette elaborare, guardare e risolvere insieme a ogni problematica affrontata negli anni inerente l’essere indipendente nelle scelte della vita. Dovette ammettere con se stessa che, purtroppo, non lo era stata, per lo meno non in tutte le aree della sua esistenza. Arrivata a quel punto pensava di aver terminato il cambiamento e, invece, proprio in quel momento, la telefonata della madre giunse a farle notare che mancava ancora qualcosa al completamento della trasformazione: preoccupata per lei, la mamma le aveva detto di tornare e a casa e, in quel modo, aveva in parte sgretolato la sicurezza che Scarlet aveva con tanto impegno impiegato a costruire.

Scarlet scese dalla camerata dell’ostello per andare in cucina a preparare la cena insieme a Francisco. Una volta a tavola si alzò per prendere le posate e, nel mentre, una ragazza coreana giunse trafelata dalla sua tappa e iniziò a parlare ad alta voce sedendosi proprio al suo posto, temporaneamente vuoto. Sorpresa, in un primo momento Scarlet decise di sedersi accanto a lei; questa le gesticolava davanti parlando con altri suoi compaesani seduti lì di fronte e Scarlet vedeva già la propria forchetta conficcarsi nel braccio di quella coreana! Decise di respirare, di non dare energia alla visione, bensì di osservare quale altro processo (uffa e che palle però tutti ‘sti processi) si stesse verificando, ovvero quello relativo alle donne che vogliono prenderle il posto senza accollarsi le connesse responsabilità – ovviamente -, limitandosi alla parte di potere; oppure quello delle donne (la telefonata della madre) che non sostengono instillando il dubbio del “tu non riesci”, motivando di farlo per il tuo bene e insistendo a dirti di lasciar perdere. 

Il mattino seguente Scarlet partiva da Estella per recarsi a Los Argos. I processi erano ormai in atto, tanto valeva proseguire per trasformarne quanti più possibili. Scarlet aveva deciso di godersi la camminata in solitaria nella natura con la consapevolezza di non essere mai stata la prima scelta di nessuno, poiché Lei non aveva mai scelto se stessa per prima.

Quindi aveva iniziato a rispettare il suo tempo di marcia, fermarsi, rigenerarsi, godere della vista della natura, pregare. E, a un certo punto del primo pomeriggio, “regali del Creatore” arrivarono a ogni passo di ringraziamento. Scarlet fece conoscenza di persone splendide con cui condivise tratti di strada e di natura. Tutto era “pieno nel senso vero della vita”.

Scarlet aveva percorso quei nuovi chilometri con la gioia nel cuore, sapeva di aver trasformato preconcetti di vecchia data e in regalo aveva ricevuto una splendida giornata, fece un profondo respiro con la consapevolezza che il vero viaggio iniziava ora!

Scarlet e i “messaggi subliminali”

Nell’istante in cui aveva deciso di affrontare la nuova avventura, Scarlet sapeva bene che non sarebbe stato un semplce viaggio di piacere. Aveva scelto di SPINGERE il corpo oltre gli abituali limiti, di forgiare la mente in nuove modalità di vita e di riappropriarsi della parte spirituale più sottile. Proprio per questo sapeva di dover prestare molta attenzione per intravedere i “messaggi subliminali” che l’universo le avrebbe inviato

Sul volo da Milano a Bordeaux, Scarlet si era ritrovata dietro di sé delle giovani tedesche che parlavo a raffica con toni altisonanti, e aveva notato che quel rumore di voci le dava fastidio.

Invece, sul treno in direzione di Bayonne dove ci sarebbe stata la coincidenza per Seant Jean-Pied-de-Port, Scarlet si era ritrovata come vicino di sedile Francisco, un uomo silenzioso dagli occhi sorridenti. Con galanteria lui si era alzato per farla accomodare accompagnando il gesto con un sorriso e occhi amichevoli in grado di rinfrancare. In fondo la galanteria viene sempre meno palesata di questi tempi. Scarlet non poteva ancora saperlo ma Francisco si sarebbe rivelato molto importante durante il suo viaggio.

Mentre la pioggia batteva sui finestrini del treno, Scarlet si era ritrovata a pensare che iniziare il cammino verso Santiago con la pioggia poteva essere un battesimo del Creatore. Una vera benedizione.

Arrivata infine a Seant-Jean-Pied-de-Port, Scarlet aveva deciso di fare visita alla chiesetta del paese, accendere qualche candela e dire una preghiera, prima di ripartire. Fuori continuava a piovere, per questo motivo Scarlet rimase molto colpita quando alla fine della preghiera e delle invocazioni a protezione del cammino, un raggio di sole era filtrato dalla finestra colorata illuminando la sua persona dei colori dell’arcobaleno. Anche questo era un segno e Scarlet lo aveva recepito come il messaggio di “presa in carico” della sua preghiera.

Il mattino successivo era pronta a partire verso la sua grande destinazione: Santiago. I 970 km stavano aspettando di salutare i suoi piedi! Durante la percorrenza.

Scarlet si era ritrovata con Francisco nello stesso Albergue del Pellegrino, il “GIDE BIDEAN”. Insieme, avevano chiacchierato con Joe, il cuoco Tailandese, un giovane ragazzo arrivato in Francia cinque anni addietro.

Dopo aver fatto colazione, zaino in spalla, scarponcini e via, iniziava la salita.

La prima tratta era composta da 27 km di saliscendi; la pioggia e il freddo si facevano sentire sul tratto dei Pirenei, Scarlet era preoccupata di non farcela a percorrere quei primi chilometri ma, durante il cammino, all’interno del bosco si era palesata una mano di legno (i rami di un albero formavano una perfetta mano) a cui Scarlet aveva dato il significato dell’aiuto invisibile. Scarlet era davvero stanca durante gli ultimi 7 km in salita e i suoi demoni interiori facevano capolino come autosabotaggio. Tutto a un tratto, un legno dalla forma di Drago le si palesò davanti dandole la forza di superare anche quell’ultimo ostacolo. Scarlet era fiera di se stessa per essere riuscita a percorrere in 8 ore tutta quella strada. Stanca morta, certo, ma orgogliosa del risultato.

Il giorno seguente Scarlet si prefissò di percorrere meno chilometri per non sforzarsi troppo, eppure, non riusciva a capacitarsi di come da 5 i chilometri fossero diventati 7, poi 14 e, alla fine della giornata, i chilometri coperti erano ben 21, nonostante una discesa difficile. In quella tappa Scarlet aveva fatto tesoro di come un microscopico sassolino dentro lo scarpone avesse avuto, per pochi metri, un’importanza elevata. Infatti, per quanto minuscolo, le aveva procurato problemi seri al piede. Le venne in mente ciò che la nonna le diceva quando lei era piccola:

“Arricuardati ca cuamu taccuanzi lu liattu accusì duarmi”

Ricordati che come ti aggiusti il letto così dormi.

A tutti gli effetti quel piccolo granello rappresentava un grande insegnamento. Quante volte fingiamo che frasi, battute, giudizi, non ci tocchino? Finché Scarlet non si era fermata a toglierlo, il sasso le aveva fatto male, procurando danni seri all’unico mezzo di trasporto a disposizione: i preziosi piedi. Così Scarlet si era fermata e si era “acconzata bene il suo letto”, e se voleva vivere bene era necessario farlo con ogni aspetto della vita.

La terza tappa era stata la più difficile. La mattinata era partita proprio male, con i processi su: “l’apparenza e niente sostanza” degli altri, processi con il maschile malato che sfrutta l’energia femminile a suo uso e piacere, vesciche ai piedi che impedivano di procedere e fallimento del non riuscire a proseguire. Scarlet era seriamente disfatta. Ed ecco che, senza capire da dove nè come, dietro di lei apparve Francisco. Le parlò dolcemente, preoccupandosi di come stessero i suoi piedi, avendola vista camminare un po’ storta. Un maschile sano!

Durante il tragitto con Francisco, Scarlet si sentì sostenuta, rinfrancata. Lui avrebbe potuto andare a passo veloce ma aveva deciso di starle accanto e sostenerla e fu così che, anche al terzo giorno, Scarlet arrivò alla meta e il senso di fallimento che aveva iniziato a farsi notare era come non si fosse mai presentato.

Sdraiata sulla brandina dell’ostello, Scarlet si complimentava per i suoi 69,5 km percorsi in 3 giorni tra caviglie doloranti, vesciche e zaino pesante, ringraziava la vita, ringraziava Dio, ma soprattutto ringraziava se stessa per non essersi arresa.

Buen camino pelegrina Scarlet!

Honnam Atir Airam

Il viaggio di Scarlet

La decisione era arrivata come un colpo di fulmine. Scarlet affrontava da tempo la fatica del quotidiano, le relazioni personali e interpersonali sempre più complicate e difficili da vivere, e la necessità di un cambiamento la spingeva come una mandria di bufali alla vista del fiume.

Le ultime considerazioni, prima di salire sull’aereo erano rivolte al messaggio che le era giunto durante la meditazione mattutina:

Autenticità. Il non essere autentici nasce dal: “non essere stati accettati veramente per quello che si è né dai genitori né dagli insegnanti, tanto meno dalla società.”

Questo era il motivo che spingeva Scarlet a un viaggio fisicamente impegnativo attraverso la parte alta della Spagna partendo dalla Francia, ossia il famoso Cammino di Santiago de Compostela, il percorso Alchemico della trasformazione.

Come donna si sentiva completamente esposta e fragile, allo stesso tempo si sentiva viva, forte ed entusiasta come se fosse seduta su una giostra emotiva, in un movimento ondulatorio e sussultorio continuo.

Scarlet sapeva bene che questo “cammino” rappresentava una trasformazione emotiva, spirituale, psicologica nonché fisica.

Il messaggio sull’autenticità aveva fatto riaffiorare le domande che avevano preceduto ogni suo cambio di rotta: “Io chi sono davvero? Cosa voglio? Cosa mi farebbe davvero felice?”.

Tutto era sconosciuto e proprio per quello metteva paura. Per fronteggiare l’ignoto Scarlet aveva dei propositi da attuare durante il pellegrinaggio: fare un intento, ogni giorno, prima di partire per la tappa giornaliera; trovare il suo ritmo Spirituale e di percorrenza; fermarsi a disegnare quando sentiva la connessione tra la sua anima e il paesaggio; ritrovare il con-tatto con sé stessa, con la natura e con la Divinità in cui aveva fede; ritrovare il suo essere autentica.

Scarlet era consapevole che l’esplorazione di nuovi scenari, la prospettiva di nuove conoscenze, una nuova visione della vita, era quello che le serviva ora per tagliare definitivamente con situazioni e persone che non erano, ormai da tempo, più in sintonia con lei.

Il percorso della trasformazione.

La scoperta dell’autenticità.

Il viaggio di Scarlet.

Honnam Atir Airam