Il compleanno di Scarlet

Scarlet si destò con il solito dolore alla tibia, presente ormai da oltre tre giorni. A svegliarla, la vibrazione del suo cellulare, più persistente del solito. Questo perché tutti, quella mattina, le stavano mandando messaggi di buon compleanno.

Molti amici erano preoccupati per la sua scelta di partire; quelli più intimi e sinceri la sostenevano da quando Scarlet aveva comunicato l’idea e continuavano a farlo, qualcun altro la considerava una scellerata senza però dirglielo di persona.

Persone che non sapevano della sua decisione avventurosa le chiesero come avrebbe trascorso la giornata. Scarlet raccontò con serenità dove si trovava. A una conoscente rispose:

«Spero di arrivare a Ponferrada. Sono 27 chilometri, ma con questo tempaccio dubito di farcela.»

«Ponferrada? E dove si trova?»

Scarlet le spiegò in breve, non aspettandosi il fiume di domande rabbiose che ne seguì:

«Ma che stranezza stai facendo, stavolta? Non puoi festeggiare il tuo compleanno come una persona normale? Quando accetterai che sei una donna ormai vicino ai 60 anni e ti comporti come tale?»

Scarlet ci rimase molto male, oltretutto compiva 56 anni e non 60. Durante il tragitto pensò seriamente a ciò che si era sentita dire.

Il vento soffiava forte, nevicava – e chi se l’aspettava la neve ad aprile a Fontebadòn? – i passi erano rallentati dalle forti raffiche, il viso e le mani erano congelati dai fiocchi ghiacciati che arrivavano spediti e pungenti come milioni di spilli. I piedi erano ormai bagnati sino alle caviglie. Scarlet immaginò casa propria, una torta alla crema chantilly, lo spumante, gli amici e la festa. Al solo pensiero si bloccò per i brividi, certo non causati dalla nevicata.

Sulle sue spalle c’erano 56 primavere, un grande bagaglio carico di esperienze sia positive sia negative, ma c’era anche la voglia ancora di scoprire nuove cose, di conoscere e di sperimentare. Scarlet sperava tanto che il buon Dio le desse ancora molte primavere da festeggiare.

Per questo motivo quel compleanno avveniva in mezzo all’inaspettata neve del mese di aprile, al silenzio e al vento, ai molti passi, al freddo, agli altri pellegrini e… all’immensità della presenza divina in ogni cosa.

Scarlet aveva le mani rovinate dal sole e dal gelo, i capelli sfibrati e spenti e il fitto dolore alla gamba. E proprio in quella condizione, il “momento perfetto” si ripresentò così come era accaduto giorni prima (sembrava fossero passati anni). Nulla al mondo valeva tanto oro quanto quei brevi attimi perfetti.

Stanca, infreddolita e sofferente, Scarlet si fermò molto prima della tappa che doveva percorrere. Come un’impeccabile materializzazione, Francisco giunse nello stesso paese di montagna e lì Scarlet ricevette un regalo di compleanno molto prezioso. Considerò che si danno per scontati i regali di compleanno o le feste e dovette rivedere anche questo fatto come un nuovo punto di osservazione. Francisco aveva tenuto a mente che lei doveva trovarsi nei pressi di Leòn proprio per quella ricorrenza e aveva chiesto a ogni persona di nazionalità diversa incontrata sul cammino di scriverle gli auguri nella propria lingua madre, accompagnando poi i biglietti con un ciondolo di quarzo ialino. Scarlet pianse tanto di gioia. Era davvero un bellissimo dono perché Francisco aveva fatto in modo, senza che lei se ne accorgesse, di conoscere e parlare con altri pellegrini affinché le scrivessero gli auguri.

Quel bellissimo gesto le fece mettere in discussione in modo ancora più profondo il vero senso della vita, le cose importanti.

Al momento di partire, il giorno successivo, Scarlet prese coscienza che quel pellegrinaggio la stava arricchendo molto di più di quanto si era immaginata. Stava imparando a camminare (sia durante il percorso, sia nella vita), perché il dolore alla tibia la rendeva consapevole di star appoggiando male il piede.

Ricordò per un attimo la conversazione avuta il giorno prima, ripensò alla sua conoscente e con tanto amore la benedisse per la sua ignoranza e comodità, staccandosi a propria volta completamente da tutto il mondo delle “zone di comfort.”

Ah, che meraviglia la bellezza della vita con dentro la presenza di Dio!

Qualsiasi cosa l’attendesse, Scarlet era pronta. Sapeva bene che la stanchezza e la sensibilità erano amplificate dall’esperienza con la natura e a volte temeva di non farcela.

Fece le sue solite invocazioni, chiese la benedizione a Dio e ripartì.

Honnam Atir Airam

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